Il Friuli Venezia Giulia ha vissuto una storia ricca e intensa: fu conquistata dai romani che qui costruirono Aquileia, fu invasa dagli Unni di Annibale, visse più di tutti sulla propria pelle i due confitti mondiali e fu contesa da Jugoslavia e Italia nel secondo dopoguerra.
Nonostante tutto, in questa terra di confine le leggende non hanno mai smesso di narrare e tramandare nei secoli l'esistenza di esseri fatati che fanno parte della cultura del Friuli.
Sono i boschi della Carnia, tra le Dolomiti Friulane e le Alpi Giulie, ad essere considerati il regno di folletti chiamati Sbilfs: pare che si tratti di creature magiche amichevoli e burlone, che amano giocare e danzare, ma non è così facile scorgerle.
Pare che solo i bambini e coloro che hanno il cuore puro e gentile possano avvistarli: eppure sono molte le testimonianze di coloro che in queste foreste udiva risatine o si sentiva osservato. Abitano nei tronchi degli alberi tanto è vero che ancora oggi i contadini friulani lasciano proprio sugli arbusti un frutto, per omaggiare gli Sbilfs.
Non sono ovviamente tutti uguali, ma hanno aspetti e personalità diverse: c'è Gan che ama la montagna oppure Mazzarot, la vera disperazione per gli allevatori visti i dispetti che infligge loro; ci sono Massaroul che detesta il colore rosso, la sua gelosissima consorte Ridusuela e poi Pavar, lo Sbilfs che ama la natura e punisce tutti coloro che non la rispettano.
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